Intervista ad Anna Borella: il dietro le quinte al femminile delle gare di Boulder!

Per chi, come noi, osserva già da “qualche annetto” le gare di Coppa Italia Boulder, quello di Anna Borella non è un nome assolutamente nuovo. Sin da giovanissima ha infatti partecipato alle principali competizioni nazionali ed internazionali, salendo sui principali podi, collezionando medaglie e, più recentemente, vestendo la divisa della Nazionale in tantissimi eventi e tappe di Coppa del Mondo Boulder.

 

 

Da lì il passaggio a voler trasmettere questa sua passione anche ai piccoli arrampicatori della sua palestra, la Manga Climbing, è stato probabilmente un passaggio naturale, ma Anna non si è fermata alla Qualifica di Istruttore: grazie ad un primo corso per Tracciatori FASI, ed a molteplici “step successivi”, è oggi la tracciatrice più presente nelle Competizioni Boulder Italiane. Dalla Coppa Italia al recente Campionato Italiano Boulder, la sua presenza è ormai sinonimo di blocchi ben studiati e movimenti ricercati di compressione ed esplosività!

 

 

 

 

Ciao Anna, è un piacere averti nel nostro blog! Dove ti trovi e cosa stai facendo in questo luglio?

 

Ciao! Grazie a voi per la super presentazione, piacere mio! Sono attualmente a Milano a lavorare in MANGA Climbing. Settimane di organizzazione, simulazioni prima di partire per Arco in Agosto, per tracciare i Campionati Italiani Giovanili!

 

 

Ti seguiamo veramente da tantissimo tempo e per noi sei una di quelle persone cresciute arrampicando: da giovanissima, quando partecipavi alle prime gare di Coppa Italia, pensavi che l’arrampicata avrebbe potuto diventare anche il tuo lavoro?

 

Adesso come adesso mi dico che non avrei potuto fare scelta migliore che entrare in una palestra di arrampicata 15 anni fa. Quello che era partito come uno sport e un passatempo, è diventato presto una passione e poco dopo il mio lavoro! Fin da subito mi sono innamorata di questo mondo, ho iniziato facendo le gare, poi ho studiato Scienze Motorie per insegnare e allenare e infine ho scoperto il lavoro del tracciatore. È stato quasi un'evoluzione naturale, dopo anni da atleta mi è venuta voglia di capire come funzionasse il “dietro le quinte” di una competizione! Ho quindi iniziato con il corso di primo livello nel 2015, un po' per gioco e un po' per curiosità e molto presto la tracciatura è diventata parte integrante della mia giornata lavorativa. Ad oggi traccio quotidianamente in palestra e ho all'attivo esperienze di tracciatura di gare Nazionali e regionali.

 

 

Tracciare dei blocchi per le gare di Boulder che sappiano far classifica è tutt’altro che semplice: come fai a capire quando hai trovato la combinazione perfetta di difficoltà e “fattibilità”?

 

Settare i blocchi è la parte più divertente e difficile del lavoro. Fortunatamente in campo Nazionale, i vari tracciatori conoscono molto bene gli atleti in gara, ma nonostante questo si viaggia sempre sul filo del rasoio tra “è una scala” e “non si schioda nessuno”. Personalmente cerco di capire in base a quanta fatica faccio ad impostare i vari movimenti, se quel blocco sarà facile, medio o difficile, stando attenta a valutare se sia uno stile che mi è congeniale o meno. Tracciare un blocco fisico mi risulta facile, perché è il mio campo d'azione preferito, mentre sui coordinativi ho qualche difficoltà, quindi magari io lo sento durissimo e poi si rivela il blocco più facile del turno! Per fortuna in Coppa Italia si traccia sempre in squadra, quindi in base alle sensazioni di ognuno, si arriva alla versione finale!

 

 

 

 

Quando parli del lavoro di squadra, come può essere ad esempio la tracciatura del Campionato Italiano Boulder, intendi che tutti tracciate insieme i vari blocchi (dalle qualifiche alle finali), oppure vi dividete i compiti, ad esempio lasciando gestire a te la parte femminile della competizione?

 

Di solito si traccia un blocco a testa per turno di gara, o al massimo in coppia, e poi lo si prova tutti assieme, per regolarlo e vedere come viene affrontato diversamente da ognuno. A Bologna ho tracciato anche linee dedicate agli uomini, anche se chiaramente per alcuni stili di blocco, mi risulta difficile valutare l'intensità da sola. Se traccio un lancio per gli uomini, ad esempio, devo mettere la presa un metro oltre a dove arrivo io, ma con l'esperienza e l'aiuto dei compagni di gruppo che li provano, si sviluppa una certa sensibilità anche per la categoria maschile.  Per la gara femminile ho finito sedici strati di pelle in tre giorni a furia di provare tutti i blocchi dei tre turni, per essere sicura che l'intensità fosse giusta!

 

 

Naturalmente conosci molto bene le ragazze che si giocano la Finale, come ad esempio Camilla Moroni: quanto conta avere in mente le capacità delle finaliste e come ti sentiresti a tracciare una gara per atlete che non conosci, ad esempio all’estero?

 

Diciamo che mi fa sentire più sicura quando prendo certe decisioni. Ormai è anni che faccio le gare con loro e conosco i loro punti deboli e quelli di forza, ma anche così non si ha mai la certezza matematica che il blocco funzioni. Gli atleti ti stupiscono sempre, in positivo o in negativo e capita che un blocco su cui ti eri immaginata dieci top, venga chiuso da una sola persona. Sicuramente tracciare all'estero sarebbe una bella sfida, devi riuscire a capire qual è il tuo livello rispetto a loro e da lì agire di conseguenza.

 

 

Ognuno di noi ha uno stile preferito e uno che non ama, nel tuo caso sappiamo che non hai molto feeling, diciamo così, con le placche! Com’è il tuo approccio quando devi tracciarne qualcuna?

 

Ahahah ormai la mia fama di regina delle placche mi precede! In realtà mi diverte sempre mettermi in gioco e provare a cimentarmi con un blocco fuori dalla mia zona di comfort. Il problema è l'autostima quando poi vedi le atlete passeggiare su un boulder che ti ha richiesto quarantacinque tentativi in fase di tracciatura, ma questo diventa poi uno stimolo per allenarsi e migliorare!

 

 

 

 

Quali sono i tuoi progetti, o meglio sogni, per il futuro?

 

Mi piacerebbe fare sempre più esperienza di tracciatura in varie gare e palestre in giro per l'Italia, perché questo lavoro è fatto di prove ed errori e confronto con altri tracciatori. Da ognuno si impara qualcosa e vorrei ampliare sempre di più il mio bagaglio. Il sogno sarebbe fare da Capotracciatore in Coppa Italia, non credo che una donna abbia mai ricoperto questo ruolo e sarebbe bello fare da apripista per invogliare sempre più ragazze ad intraprendere questa carriera! Per quanto riguarda la scalata invece vorrei dedicarmi con più assiduità alla scalata outdoor, dopo anni da atleta: mi piacerebbe togliermi una serie di soddisfazioni con qualche progetto tra Val di Mello e Ticino.

 

 

Perfetto, allora parliamo anche un po’ di roccia, dove andrai quest’estate a fare blocchi?

 

Se avrò ancora pelle e braccia dopo questo mese di full immersion di tracciatura, vorrei andare in Zillertal ad Agosto, non ci sono mai stata e vorrei scoprire un posto nuovo. Nel frattempo tornerò in Svizzera tra Gottardo e Susten per cercare di evadere dal caldo tropicale delle nostre zone!

 

 

E in quanto a tracciatura gare, dove ti troveremo prossimamente?

 

Prossimamente sarò impegnata ai Campionati Italiani Giovanili che si svolgeranno ad Arco di Trento ad Agosto, sarà la mia prima esperienza da CapoTracciatore e non vedo l'ora! Sono contentissima che mi abbiano dato fiducia per un evento così importante, sarà una super esperienza e sarà difficile gestire la tensione e la responsabilità, ma spero che tutti gli atleti si divertiranno come sicuramente farò io col mio Team nella settimana di lavoro!

 

 

Buon lavoro allora, e a presto!