Amici di Oliunìd
12/10/2025
Elias Iagnemma ci racconta le sue soddisfazioni sulla roccia tra boulder estremi e nuove linee


Arriva dal cuore dell’Abruzzo, terra di talenti e di personaggi visionari che hanno da sempre dato un grande impulso allo sviluppo del boulder in Centro Italia, ed è uno dei boulderisti più forti del mondo. Con la terza ripetizione di Burden Of Dreams, ormai leggendario passaggio di 9A aperto da Nalle Hukkataival, Elias Iagnemma ha ottenuto il solido riconoscimento a livello internazionale che si è meritato nel corso degli anni.
Al di là dei numeri, che comunque lo elevano ad atleta che riesce ad apportare moltissimo al mondo del boulder, Elias Iagnemma è anche un entusiasta apritore di nuove linee e valorizzatore di gemme nascoste. È infatti di quest’anno la notizia dell’apertura di The Big Slamm, il primo 9A boulder italiano liberato proprio nella sua terra abruzzese, e più nello specifico a Tintorale.
Portavoce di un modo di vivere l’arrampicata che non è solamente mediatico, ma fortemente orientato a una dimensione di crescita che questo sport permette di fare, Elias può essere definito un “fuoriclasse”, ed è da qui che siamo partiti nella nostra chiacchierata.


Elias Iagnemma su The Big Slamm, 9A a Tintorale
Ciao Elias! Innanzitutto raccontaci dove sei stato e a cosa ti sei dedicato recentemente!
Ciao, ora ho passato la stagione estiva principalmente sul mio pluri-annuale progetto “Exodia” è situato in Piemonte per l’esattezza sulla strada che porta al Rifugio Barbara.
Seguendo da anni il tuo percorso personale, verrebbe quasi automatico iniziare a parlare delle tue salite più significative, come la ripetizione di Burden of Dreams o la First Ascent di The Big Slamm. Tu però sei un arrampicatore che cerca di non mettere la pura performance sportiva al primo posto, preferendo vivere un’esperienza di arrampicata con meno pressioni possibile: come si raggiunge questo equilibrio?
Ho scelto e ho avuto la fortuna di potermi cimentare a pieno come atleta professionista nel bouldering outdoor. Con il passare del tempo e degli anni sono riuscito ad arrivare ad avere una consapevolezza ben precisa, ovvero quella di riuscire a vivere ogni momento nel nostro sport come se ogni giorno fosse sempre l’ultimo, mettendo quindi da parte la performance sportiva per dare più importanza alle sensazioni e alle vibrazioni che le giornate mi regalano. Non scelgo mai un blocco solo per la sua difficoltà: preferisco invece dare priorità alle sue caratteristiche, alla sua forma e ai movimenti che richiede, alla sua posizione e molte volte la sua storia. Non dico che il grado non sia importante, perché comunque rappresenta una componente indispensabile del nostro sport per stabilire un confronto, però tra tutte le caratteristiche che prendo in considerazione nella scelta, è quella che posiziono all’ultimo posto, anche se comunque non deve mancare.


Condizioni top per presteazioni estreme: Elias in una session invernale
Ti è mai successo di rinunciare, anche solo temporaneamente, a un progetto che non voleva saperne di riuscire, e come l’hai vissuta?
Normalmente non ho mai rinunciato a nessun progetto iniziato, a meno che non mi desse le giuste emozioni; qualche volta mi è capitato di accantonare un progetto poiché non ero ancora in grado di scalarlo a causa della difficoltà elevata, ma questo è sempre stato motivo di stimolo per superare i miei limiti e tornare più forte a chiudere i conti, così da vivere un’emozione tutta nuova.
Oltre a ripetere le linee di boulder più difficili sparse per il mondo, sei anche un attivissimo apritore di nuove linee: quali sono quelle che ti hanno regalato le più grandi soddisfazioni?
Sì io amo valorizzare e scoprire nuovi sassi poiché a mio avviso è proprio l’essenza del boulder e, soprattutto, mi piace condividere e lasciare qualcosa alla comunità. Le più grandi soddisfazioni ovviamente sono state la scoperta e salita di “The Big Slamm” e “Ganesh” a Tintorale, a mio avviso le mie più grandi visioni.


Elias Iagnemma su Burden of Dreams, 9A
Sei andato parecchie volte in Sicilia a portare il tuo contributo alla valorizzazione di nuovi settori del Bosco di Scorace: quali passaggi ci consiglieresti di provare per una difficoltà intermedia?
La Sicilia è un posto mozzafiato, i local sono delle persone eccezionali e molto familiari, hanno a cuore la scoperta, la valorizzazione e la comunità. Le linee più belle di livello intermedio che consiglio sono Pendo, Ferretti e Sicilian Dream, linee dal 7a fino al 7c.
E adesso, però, parliamone di Burden of Dreams! ;) Com’è stato salire questa linea che è, nell’immaginario di tutti, pazzesca ed epica?
Burden of dreams ha rappresentato un punto di arrivo e uno di un nuovo inizio nella mia carriera di atleta. Mi ha regalato un’emozione unica che è impossibile raccontare con poche righe ma servirebbe forse un libro per raccontare tutto il processo.
Quali scarpette hai usato per salire i tuoi boulder più duri?
Le mie salite più difficili per il momento le ho effettuate con le Solution Comp, le Futura e le nuove Mandala della gamma No Edge di La Sportiva. Scarpe eccellenti e polivalenti su tutte le tipologie di roccia.
Hai delle scarpette che invece usi solo per il riscaldamento o per l’allenamento?
Di base utilizzo sempre gli stessi modelli che utilizzo per le prestazioni, semplicemente più datati. Ritengo che abituarsi sempre a un tipo di scarpa possa fare poi la differenza al nostro limite.
E per quanto riguarda la magnesite, tu da che parte stai? In polvere, liquida o un mix di entrambe?
Per la magnesite utilizzo solo quella in polvere “crunchy”. Ho provato la maggior parte di marche al mondo e le migliori sono a mio avviso Tokyo Powder e Friction Labs.


Elias nella prima salita di The Big Slamm, 9A
Viaggi spesso con i crash pad di Brazz sulle spalle: se dovessi sceglierne due da imbarcare per un viaggio di arrampicata, che modelli sarebbero?
Il mio pad preferito del marchio Brazz è l’Oberland: è un pad triplo che riesce a occupare una grande superficie di atterraggio nonostante il poco peso, attorno i 5Kg, che lo rende anche comodissimo da trasportare sia in spalla. È anche molto compatto, occupando veramente poco spazio nella macchina: a volte sono riuscito a caricarne anche 5 in un’utilitaria! Che dire? Sono anche indistruttibili e, per concludere in bellezza, Made in Italy.
C’è un posto che, tra tutti quelli che hai visitato, ti ha lasciato la voglia di tornare infinite volte?
Assolutamente sì, un posto che amo tantissimo è il Sudafrica: un pezzo del mio cuore è giù da quelle parti, e a ogni stagione sento il richiamo: mi viene proprio il Mal D’Africa. Negli ultimi due anni non sono riuscito a tornare, ma spero di riuscire a riorganizzare un bel viaggio la prossima stagione.











