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12/05/2025
Cinque aree boulder italiane in quota per l’estate


Quando il caldo si fa insistente, non resta che salire di quota ad arrampicare sui massi più interessanti!
Nel boulder su roccia l’aderenza è tutto: un buon grip è essenziale per rimanere “incollati” ed è proprio per questo che la maggior parte delle aree più famose vivono la migliore condizione in inverno. Cresciano, Albarracin, Varazze, Rocklands, Bishop sono solo alcuni dei luoghi più emblematici a livello mondiale per il boulder nei quali si scala nella stagione più fredda di tutte.
Trovare buone condizioni in primavera ed autunno è anche relativamente semplice, con una grandissima quantità di aree che solitamente troviamo nelle “mezze valli”. Qui una buona combinazione di temperature discrete ed esposizioni diverse ci permette di divertirci non appena si scioglie o subito prima che il cambio dell’ora riduca drasticamente le ore di luce a nostra disposizione.
In estate il discorso si complica perché bene o male ovunque le temperature salgono fino a rendere impossibile anche la sola idea di arrampicare. L’unica soluzione è salire di quota, immergersi nei boschi e andare a esplorare le aree alpine di cui il nostro paese abbonda.
Ti proponiamo cinque aree che abbiamo scelto spaziando un po’ tra le diverse regioni del centro / nord, anche se sono moltissime le opzioni più piccole ma che comunque possono regalare grandi soddisfazioni a chi voglia scoprire un posto nuovo.
Micro tacche e movimenti tecnici al Rifugio Barbara
Rifugio Barbara – Piemonte
Nella sola provincia di Cuneo le aree di boulder alpine probabilmente battono numericamente le aree boulder invernali. Oltre alle piccole aree disseminate nella Valle Gesso, ci sono una quantità incredibile di aree meno conosciute, ma che sono state sviluppate negli ultimi anni dai tantissimi local che hanno saputo valorizzare ogni angolo di questa provincia. Rocca Parvo, il Rifugio Remondino, l’area di Chianale, i massi di Sant’Anna di Vinadio e Frise sono solo una piccola parte delle potenzialità immense di questa zona. Poco fuori dalla Provincia di Cuneo, e più precisamente nella Val Pellice, si trova anche l’area del Rifugio Barbara, un vero “salva-weekend” per i boulderisti piemontesi alla ricerca di clima fresco e passaggi tosti.
Anche se ci sono aree indubbiamente più grandi (come Foppiano, che abbiamo descritto nel dettaglio in questo post), abbiamo scelto di presentare quest’area anche perché è una delle più storiche di tutto il Piemonte: i suoi massi più vicini al Rifugio sono stati esplorati decenni fa prima dai boulderisti torinesi già ispirati dall’arrampicata sui massi in tempi in cui era ancora decisamente snobbata, poi da arrampicatori liguri come Christian Core che ne ha sviluppato quasi tutte le linee più dure. Oggi è una destinazione classica del weekend dei migliori boulderisti piemontesi che ne apprezzano il carattere duro delle linee, il paesaggio meraviglioso e la felicità della mancanza di campo per il cellulare, pur essendo a pochi minuti dalla presenza rassicurante del rifugio.
Il paesaggio, come spesso accade nelle aree alpine, è meraviglioso e il silenzio, soprattutto nelle giornate meno affollate di fine estate, è totale. La roccia qui è lievemente diversa dal classico gneiss che troviamo comunemente in molte zone alpine: si tratta di una serpentinite di tratti taglienti con molte tacche, prese nette e molte facce strapiombanti. Lo stile richiede molta forza e bloccaggi decisi: per quanto ci siano passaggi per tutti, è sicuramente meglio avere un livello di arrampicata medio per potersi divertire su più passaggi.
Anche se non esiste una guida ufficiale (ibloc), è possibile trovare alcuni topò su internet oppure chiedere direttamente al Rifugio di poter dare un’occhiata alla loro guida stampata. Ultimo “dettaglio”: ci troviamo a una quota di 1750 metri! Più info su: cuneoclimbing e rifugiobarbara.


Paesaggio mozzafiato intorno ai primi blocchi vicino al Rifugio Barbara
Val Chiavenna (Cimaganada) – Lombardia
Spesso visitata da chi transita dall’Italia verso la Svizzera, location di parecchie aree estive, passando dal Passo dello Spluga, la Val Chiavenna rappresenta la classica opzione “per spezzare il viaggio”, oppure una tappa di un ipotetico tour delle aree boulder che costellano i confini tra Italia e Svizzera, come il Gottardo. In comune con il Gottardo c’è soprattutto la tipologia di roccia: un granito tecnico che ti costringerà a fidarti dei più piccoli granelli di roccia, sfidando le leggi di gravità su un’arrampicata verticale e di sensazione, dove la forza delle braccia non sarà sufficiente per salire i passaggi più impegnativi.
Anche quest’area ha sulle spalle un importante percorso storico, avendo catturato l’attenzione dei primi boulderisti già negli ani ’80; i blocchi sono concentrati in quattro aree principali, tutte egregiamente nella guida Valtellina Bloc di Alberto Milano (che avevamo presentato in questo articolo).


Arrampicare in quota è sempre un'esperienza magnifica
Val Daone – Trentino
Della Val Daone abbiamo parlato nel dettaglio in un nostro recente post nel quale abbiamo consigliato tre settori all-round alla portata di tutti. È l’area boulder estiva per eccellenza del nord-est, il cui sviluppo è stato talmente ampio negli ultimi anni da arrivare ad accogliere ora anche moltissimi arrampicatori stranieri. A differenza del Rifugio Barbara, che è praticamente un’unica grande area suddivisa in settori solo per praticità, la Val Daone si suddivide in diverse zone che si susseguono lungo la strada che sale verso la Malga Nudole, contando quindi su settori, avvicinamenti e quote diverse.
La “base” di partenza per molte giornate di boulder è l’area camper gratuita della Malga Nudole (1550 mt), che soprattutto nei weekend estivi si colora di furgoni di arrampicatori e si riempie dei profumi delle grigliate che aiutano a recuperare le energie consumate sulla roccia. Qui la roccia predominante è il granito, con le sue forme lisce, i bordi perfetti e i massi dalle strutture compatte; le difficoltà sono molto più varie, con tanti passaggi facili, anche dedicati a chi sta muovendo i primi passi in arrampicata.
L’organizzazione di diverse edizioni del raduno boulder Gramitico ha portato alla valorizzazione di alcuni settori dal carattere un po’ più immediato, adatti a chi ha ancora poca dimestichezza con gli atterraggi impervi che spesso predominano nelle zone alpine. Pur rappresentando un’opzione molto valida per il livello beginner e intermedio, non mancano i passaggi duri, o direttamente estremi, capaci di attirare i boulderisti con i gradi alti “nelle braccia”. Trovi tutte le informazioni necessarie a organizzare una vacanza da queste parti sulla guida Daone Boulder; se vuoi avere un’idea più precisa su tre settori all-round per tutti, ti lasciamo il link al nostro precedente post.


Giuliano Cameroni su Great Escape, 8b, settore Nuova Tribuna Centrale. Foto di Francesco Campana
Rifugio Lagoni – Emilia Romagna
Nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano si trova un paradiso di freschezza che farà sembrare meno opprimente il caldo che attanaglia la sottostante Pianura Padana. Ci troviamo infatti nella Provincia di Parma e più precisamente nei pressi della località di Bosco di Corniglio, dalla quale parte la strada che porta fino al parcheggio del Rifugio Lagoni (1350 mt), dove possiamo riposarci, rifocillarci e goderci un po’ di quiete. I massi si trovano in diverse zone che si susseguono lungo la strada che sale al Rifugio, tutti decisamente comodi a livello di avvicinamento e quasi sempre ben visibili già dalla strada.
Arrivando al Rifugio troviamo invece altri settori adiacenti ai laghi, dove è possibile incrociare qualche arrampicatore in più rispetto ai settori più bassi, immersi nella vegetazione. Nei pressi del Rifugio Lagoni si arrampica principalmente su blocchi di arenaria: la sua struttura a grana media richiede tecnica e strategia per dosare la pelle in modo da riuscire ad arrampicare il più possibile.
L’unione tra arrampicata al fresco, delizie del Rifugio e paesaggio magnifico (ci troviamo all’interno del Parco dei 100 laghi) si presta perfettamente a un weekend di sport e relax nella natura.


Fresco e ombra tra i massi del Rifugio Lagoni
Soriano – Lazio
Nel cuore della Tuscia, proprio di fianco alla “Faggeta Vetusta del Monte Cimino” che già solo a nominarla ci porta indietro nel tempo verso luoghi leggendari (e che è Patrimonio Unesco), c’è un’area boulder recentemente riportata al suo antico splendore. Si tratta di Soriano, un’area dai tratti storici ma che ora sta vivendo una “seconda giovinezza” grazie agli attivi arrampicatori locali che ne stanno valorizzando nuove aree.
Oltre allo storico settore Dogma, negli ultimi anni sono stati puliti i settori Paradogma, Angelicum, Shining e Limes. Qui si arrampica immersi nel bosco, su massi sempre all’ombra, fattore che si va ad unire alla quota di 1200 metri della Faggeta: anche se è possibile arrampicare a Soriano tutto l’anno, le condizioni che possiamo trovare in estate sono decisamente piacevoli, soprattutto nei settori più alti. I settori più adatti alle giornate più calde sono Dogma, Paradogma e Shining: il primo ha linee di difficoltà decisamente più elevata, mentre il secondo rappresenta un’opzione interessante anche per il livello beginner e intermedio. Shining è invece uno degli ultimi settori ad essere stato sviluppato con bellissimi massi quasi sempre in piano che richiedono una certa familiarità con l’arrampicata in placca.
La guida è disponibile online: seguite le pagine dei Sassisti Tusciaroli per restare sempre informati su novità e topò aggiornati.


Ottime condizioni e massi di alta qualità: Soriano nel Cimino











