Erano appena tornati da un’esperienza incredibile in Etiopia con il piccolo Arthur, di cui è possibile vedere il trailer del video sulla pagina Instagram Once Upon a Climb, quando James Pearson e Caroline Ciavaldini si sono ritrovati a casa in pieno lockdown a causa del Covid-19. Man mano che le restrizioni si allentavano, un progetto che avevano già in mente da qualche tempo ha iniziato a prendere forma sempre più concretamente: spostarsi nel limite del raggio dei 100 km consentito dalle restrizioni, per poter arrampicare nelle falesie del Sud della Francia. Con un valore aggiunto: ridurre le emissioni di CO2, spostandosi con due e-bike ed due biketrailer per il piccolo Arthur e per il bagaglio.



La sfida più grossa è stata riuscire a ridurre i bagagli al minimo, soprattutto perché risparmiare sulla quantità di attrezzatura da arrampicata non sarebbe stata una scelta molto pratica! La scelta di come svolgere l’itinerario, invece, si è basata su falesie magari meno conosciute delle vicine star St Leger, Verdon o Ceuse (vicine se ci si sposta con una macchina!), più frequentate da arrampicatori “local” ma non per questo meno interessanti. Da Estézargues a Fontvielle e Saint Rémy de Provence, facendo una tappa obbligata di più giorni a Buoux ed a Orgon, l’arrampicata non è stata all’insegna della prestazione estrema, ma della scoperta, di un ritmo più tranquillo dove tutto potesse essere conciliabile: un avvicinamento in bici, un bimbo di un anno e mezzo in falesia e la voglia di arrampicare dopo due mesi di confinamento in casa!



Bike and climb



La gestione di Arthur ha giocato il suo ruolo in questa esperienza, ma come sempre è stato un insegnamento per vivere meglio questa opportunità. La sua pazienza dapprima scarsa e poi sempre più crescente a bordo trailer, la sua nuova capacità di camminare ai piedi delle falesie e la meraviglia per tutto ciò che era nuovo e che incontravano nei sentieri, come i ciliegi o vecchie chiese abbandonate, ha dato un valore aggiunto a questo viaggio. Arrampicare in tre è possibile, posto che si abbia un po’ di praticità con vari sistemi di assicurazione e un po’ di elasticità circa il tempo di permanenza nella falesia e la velocità con cui si è costretti a salire sulle vie!



L’arrampicata è stata estremamente varia, con vie più tecniche in placca o più lunghe e di continuità, settori storici e settori nuovi, come a Buoux, e gradi molto generosi o molto severi: una conferma di quanto a volte le difficoltà siano relative e dipendano anche dalle condizioni, dallo stile di arrampicata e di quanto si arrivi stanchi alla falesia, che sia per l’avvicinamento in bici su un terreno accidentato o per una notte in cui non recuperi al 100%!



Caroline Ciavaldini credits Raph Foureau



Mouriès è un’altra falesia storica con vie super tecniche e difficilmente intuibili, che manda a casa tutti senza troppe vie da segnare sulla propria lista, ma con tanta voglia di festeggiare qualsiasi catena si sia riusciti a raggiungere! Vicino a Fontvieille, invece, un incontro quasi inaspettato con altri arrampicatori li ha portati a scoprire una nuova falesia più piccola, con vie corte e boulderose e dallo stile indubbiamente più divertente e di soddisfazione!



Tarascon ha poi segnato l’ultima tappa prima del ritorno a casa in quello che è stato un viaggio degno dei voli intercontinentali, molto più a misura di bambino ma anche dell’ambiente; un viaggio alla scoperta delle piccole falesie intorno a casa che non si ha mai il tempo o la possibilità di visitare, ma anche un’avventura alla scoperta di tutto quello che lo spostarsi in bici può comportare!

 


 James Pearson credits Raph Fourau

 Credits Raph Foureau



7 luglio 2020