Quando siamo alle prese con qualsiasi cosa che non ci metta a nostro agio, che ci spaventa perché diverso da tutto quello che abbiamo fatto fino a quel punto, siamo costretti ad uscire dalla nostra “comfort zone”, in arrampicata come nella vita. Nello specifico della nostra attività sportiva, si può avere un chiaro esempio di cosa intendiamo per comfort zone pensando ad un boulder: inizialmente saliamo con facilità e dominiamo la situazione, ma appena ci troviamo ad un’altezza un po’ meno piacevole o con delle prese che non riusciamo a stringere iniziamo ad esitare, e magari saltiamo giù senza neanche provare ad andare oltre. Questa situazione è tipica anche di tutte quelle volte in falesia in cui ci facciamo tenere, evitando di metterci in gioco con un passaggio che non ci fa sentire a nostro agio. Non è tanto la nostra reputazione di arrampicatori a risentirne, ma il fatto che alla fine non chiudiamo il blocco, o la via, generando un vortice di sentimenti di frustrazione ed autostima inesistente che non ci aiuta a progredire sulla roccia.



Se non riusciamo a portarci a casa i nostri obiettivi a causa delle nostre paure, non vedremo mai neanche il frutto del nostro allenamento, e continueremo solo a pensare cos’è che abbiamo sbagliato nella nostra routine in palestra. Ad alimentare questa scarsa consapevolezza dei nostri limiti saranno le scuse che la nostra mente ci serve al bisogno, come: “alla fine questa via non mi piace”, “il passaggio è morfologico”, “non c’è aderenza, tanto vale non provare”, per riportarci molto in fretta nella nostra “comfort zone” di sicurezze. Ad affrontare quello che è un percorso interiore che affonda le sue radici nella filosofia di Gurdjeff e Castaneda, è il libro “Rock Warrior’s Way” dell’americano Arno Ilgner che, con situazioni in cui tutti ci sentiamo rappresentati, ci dimostra come superare i nostri limiti possa regalarci soddisfazioni maggiori di ogni allenamento.



Questo non si traduce semplicemente nell’assumersi dei rischi ingiustificati a tutti i costi, ma nell’essere obiettivi sulla situazione in cui ci troviamo, analizzandola senza farci prendere da un fiume di pensieri distruttivi e decidendo con cognizione se vogliamo assumerci questo rischio o no. In poche parole, proprio per citare il libro, dobbiamo arrivare ad “agire anziché reagire” alle situazioni di stress, diventando gli artefici delle nostre scelte senza essere dominati dai pensieri che si generano automaticamente nella nostra mente.



Oltre a spiegare le sette fasi in cui si sviluppa questo processo per diventare consapevoli delle nostre reazioni automatiche, il libro propone anche dei veri e propri esercizi da fare in falesia e nella vita di tutti i giorni: dagli esercizi di arrampicata a quelli sulla respirazione ed infine interessanti test su noi stessi. Se non sai perché non riesci a chiudere la via per cui sei fisicamente preparatissimo, prova a leggere il Rock Warrior’s Way!



www.warriorsway.com



10 marzo 2019