Rannveig Aamodt è una fortissima arrampicatrice norvegese che alcuni anni fa è stata protagonista di un terrificante incidente in falesia, mentre faceva manovra dopo aver arrampicato una via in top rope. Tornata più forte e motivata dopo una lunga ed impegnativa riabilitazione, ha raccontato la sua vicenda nel video "The Art of Living" e noi abbiamo voluto scambiare due parole con lei.


O: Ciao Rannveig, grazie per aver accettato la nostra intervista. Abbiamo visto nel video che il tuo incidente è stato dovuto ed un errore durante la fase di manovra dopo che avevi arrampicato una via in top rope. Spesso leggiamo articoli in cui si mette in guardia dal ritenere che l'arrampicata da secondi sia più sicura di quella da primi, ma qual è il tuo punto di vista?

 

R: Ciao, grazie a voi per l’interesse. Io credo che ogni volta che ci leghiamo ad una corda per arrampicare qualsiasi cosa che superi l’altezza da cui possiamo saltare giù o tornare indietro in tutta sicurezza, dobbiamo prestare la nostra assoluta attenzione a quello che stiamo facendo, perché ogni piccolo errore potrebbe avere conseguenze fatali. Sia che si arrampichi da primi che da secondi, dobbiamo sempre essere consapevoli di quello che stiamo facendo.



O: Arrampicare in top rope è un modo molto comune per far approcciare i neofiti alla falesia, cosa ne pensi?

 

R: Ppenso che comunque sia un modo efficace per far prendere confidenza con l’arrampicata per chi è alle prime esperienze sulla roccia, perché permette di concentrarsi sui movimenti senza aver paura di fare lunghe cadute da primo o doversi preoccupare di rinviare, quindi mi sembra un buon compromesso. Ovviamente bisogna farlo con la massima attenzione e consapevolezza dei rischi.



O: Abbiamo letto sul tuo sito di come sia stato incredibile il tuo ritorno alla forma fisica di prima, ed abbiamo visto le foto del tuo viaggio in Yosemite sei mesi dopo l’incidente, alle prese con una via sulla quale molti di noi sarebbero terrorizzati sia per l’esposizione che per la difficoltà. Hai dovuto lavorare specificamente anche sull’aspetto mentale del cadere di nuovo, o è stato un processo naturale che ha seguito di pari passo quello fisico?


R: No, ero assolutamente terrorizzata quando sono tornata ad arrampicare, avevo paura di farmi di nuovo male ed ho dovuto fare una specie di allenamento mentale specifico per superare la paura di cadere mentre arrampicavo da prima. Innanzitutto ho dovuto accettare il fatto che avessi paura e identificare cos’è che mi spaventasse davvero: analizzando le mie paure, ho potuto scomporle in ostacoli via via più piccoli, che potevo gestire poco per volta ad ogni uscita in falesia. Mi sono serviti molta pazienza e costanza: il mio obiettivo non è mai stato annientare la mia paura, ma saper gestire le mie reazioni ad essa. In questo modo ho potuto trarne vantaggio e non restarne paralizzata: ho fatto delle sessioni specifiche in cui mi allenavo a cadere in maniera graduale ad ogni uscita in falesia.



O: Come è stata la tua reazione ai tuoi voli da prima? Cosa consiglieresti a chi è bloccato dalla paura di cadere?


R: Durante i primi mesi urlavo tantissimo e non riuscivo a controllare le mie emozioni. Nei miei muscoli era rimasta memorizzata l’informazione per cui cadere voleva dire arrivare a terra. Anche dopo ore di allenamento sulle cadute bastavano alcuni dettagli, come il vento un po’ più forte, ed io restavo di nuovo paralizzata dalla paura.

 

Lavorare su questo aspetto mentale non è facile, perché comunque una brutta caduta può crearci anche dei piccoli infortuni. Ci vogliono un buon assicuratore, pazienza e determinazione, oltre alla comprensione di cos’è che ci spaventa più di tutto. Non bisogna avere fretta di vedere dei risultati, anzi è meglio darsi dei piccoli obiettivi ogni volta, accettando il fatto che ci vuole tempo.



O: Sei tornata più forte che mai: hai dei consigli per chi è obbligato a sospendere l’arrampicata per un periodo più o meno lungo e per qualsiasi motivo (famiglia, lavoro, infortuni) e tema di non poter tornare al livello di prima?


R: Se sei abbastanza determinato e motivato, puoi farcela, ma niente arriva senza il tuo impegno. Ma, soprattutto, non c’è niente di più limitante delle scuse. Il primo passo è essere onesti con se stessi e capire a che punto ti trovi; poi tornare a migliorare un po’ per volta, senza avere fretta. Non è detto che arriverai dove avresti voluto, ma potresti ritrovarti molto più avanti di quanto potessi sognare!



O: Grazie Rannveig per essere un grande esempio di motivazione e passione per l’arrampicata! 

 

 

Credits Terje Aamodt

 

 

 

 

28 febbraio 2019