Mauro Calibani, vincitore del Campionato del Mondo di boulder nel 2001 ed ora titolare della E9, ci racconta la storia di una delle colonne portanti del boulder mondiale, Tonino ’78 a Meschia, liberato da lui nel 2004.


O: Ciao Mauro, grazie per esserti reso disponibile a raccontarci la storia di Tonino ’78, che è a tutti gli effetti una pietra miliare della storia del boulder. A che punto eravamo nel 2004 come grandi classici con cui confrontarsi?
M: In quegli anni il grande masterpiece con cui confrontarsi in Europa era Dreamtime a Cresciano. Anche io ero andato a provarlo ma ai tempi non l’avevo ancora salito per via delle difficoltà logistiche che comportava per me andare spesso in Svizzera: 800 km da casa mia, un investimento economico e di tempo non indifferente. Comunque mi ero fatto un’idea ben chiara della sua difficoltà.


O:E come ti sei accorto che dietro casa si celava un boulder dalla difficoltà estrema?
M: Sono sempre stato molto più interessato alla scoperta di passaggi nuovi piuttosto che alla ripetizione di quelli già esistenti; non mi interessava salire solo boulder al limite ma vivere l’arrampicata a 360°, come un processo legato all’ambiente, alla scoperta di nuove gestualità, alla creatività ed al fatto di arrampicare insieme ad altri, inizialmente con pochissimi amici, Stefano Finocchi, Marco Dialuce, Bertrand Lemaire, Riccardo Traini e Stefano Romanucci. Ho iniziato a valorizzare Meschia verso la fine dal 1996 e successivamente si sono aggiunti loro: pulivamo linee, stavamo insieme e a volte ci ritrovavamo a passare lì le nostre giornate anche quando pioveva. Ci riparavamo sotto un masso caratterizzato da un tetto che ai tempi non credevamo arrampicabile: non eravamo decisamente stressati dal trovare la linea più dura in quell’area! Più tardi con l’evoluzione del mio livello, ed il confronto con gli arrampicatori francesi che arrivavano dalla scuola di Fontainebleau, le cose sono cambiate. Ed un giorno ho capito che il tetto poteva essere il “progetto della vita”, la mia visione, la linea dura che mancava al mio percorso.

 


O:Come è avvenuta la first ascent?
M: In totale ho lavorato a questo progetto per circa un anno, in modo giocoso e senza stress. Inizialmente l’ho liberato da in piedi e poi da seduto, ed in fine dal fondo della grotta. Quando ho iniziato a provare l’ultima versione, continuavo a cadere per sfinimento verso la fine: ho capito allora che non bastava arrampicare solo con la mia forza, ma che dovevo metterci la testa e il cuore. Alla fine sono riuscito a salirlo: questo passaggio per me rappresenta uno dei capisaldi della mia carriera arrampicatoria.

 


O:Ed infine, il grado!
M: Sì, non possiamo ignorarlo anche se non è mai stata una questione prioritaria per me. Ai tempi ho “osato” gradarlo 8C+, il primo boulder di questa difficoltà, perché mi rendevo conto che era più duro di Dreamtime, del leggendario Fred Nicole, ai tempi 8C.

 


O: Quindi ovazione mondiale?
M: In realtà più che ovazione, direi una bomba ad orologeria! Le polemiche non mancarono, perché il fatto che io non avessi ancora salito Dreamtime sembrava non essere “moralmente accettabile”! Così sono tornato in Svizzera per salirlo, e l’ho ripetuto, confermando a me stesso che Tonino ’78 fosse più difficile. Quando poi Dreamtime è diventato 8B+, sono stato io stesso a proporre una rivalutazione anche del mio passaggio ad 8C, per mantenere verosimili le proporzioni. Gradi a parte, sono due tra i primissimi passaggi in assoluto intorno a quelle difficoltà.



Grazie Mauro, a presto!



Mauro Calibani arrampicata boulder



Mauro Calibani Tonino 78



Mauro Calibani arrampicata sportiva


25 ottobre 2018