L’importanza di una buona mobilità articolare per gli arrampicatori è spesso sottovalutata, o per lo meno l’argomento non viene approfondito con il dovuto interesse: molto spesso ci si limita a fare qualche esercizio di allungamento generico più per evitare qualche senso di colpa che per una vera e propria consapevolezza dei benefici che se ne possono trarre.Abbiamo quindi voluto riprendere l’esauriente video di Daniele di DP Climbing e della D.ssa Letizia Bernardelli per approfondire l’importanza di un corretto allungamento in relazione agli allenamenti per l’arrampicata.



La mobilità articolare non rappresenta un “plus” riservato agli arrampicatori evoluti che cercano di perfezionarsi per migliorare nelle loro caratteristiche già ampiamente sviluppate, ma è un requisito fondamentale per poter migliorare in arrampicata a qualsiasi livello. Essere più flessibili infatti non ci aiuta solo a fare movimenti estremi (siamo soliti pensare a quando dobbiamo alzare moltissimo i piedi o fare tallonaggi improbabili), ma ci supporta nell’eseguire meglio ogni movimento tecnico.



Una flessibilità articolare molto sviluppata ci porta infatti ad una esecuzione più fluida e coordinata degli schemi motori che conosciamo e ci aiuta a migliorare più velocemente non solo sulla tecnica e sulla coordinazione, ma anche su quei movimenti esplosivi o di potenza che raramente vengono associati ad una buona mobilità.



Oltre a questo, ha un’importanza primaria nel velocizzare i tempi di defaticamento dopo un allenamento di forza con alti carichi ed ovviamente previene efficacemente la possibilità di incorrere in infortuni ed infiammazioni alle varie capsule articolari che sono straordinariamente frequenti tra gli arrampicatori. La distensione che dovremmo effettuare dopo ogni allenamento non ha solo effetti benefici sui gruppi muscolari che andiamo a rilassare, ma anche sulla nostra psiche: se ti è successo di non riuscire ad addormentarti dopo un allenamento intenso in palestra, sai quanto sia importante riuscire a scaricare tutte le contrazioni e tensioni accumulate in palestra.



La respirazione riveste in questo senso un ruolo fondamentale nella corretta esecuzione dello stretching: a livello mentale ci aiuta ad essere più consapevoli dell’esercizio che stiamo facendo, ed a coordinarlo insieme al movimento diaframmatico, mentre a livello fisico ci aiuta a rilassare la muscolatura. Un esercizio di stretching fatto in “apnea” o con una respirazione affaticata porta i nostri muscoli, già irrigiditi dall’allenamento, ad una maggiore contrazione.



L’esecuzione dello stretching deve avvenire in maniera corretta: le tipologie di esercizi di allungamento variano da statiche a dinamiche, attive o passive ed ognuna di queste possibilità influisce in maniera diversa sul nostro corpo. Per gli sport particolarmente esplosivi come può essere l’arrampicata la routine migliore sarebbe caratterizzata da uno stretching dinamico prima dell’allenamento, di modo da riscaldare (anche nel senso di temperatura corporea) i gruppi muscolari che vogliamo reclutare, per poi passare ad un riscaldamento specifico, alla nostra sessione di allenamento e solo alla fine ad uno stretching statico di allungamento.



Un allenamento specifico per la forza richiede una certa reattività sia muscolare che mentale: l’allungamento statico, oltre a distendere e rilassare troppo i muscoli, ci renderebbe poco reattivi anche dal punto di vista della concentrazione e sarebbe controproducente. Al contrario, se effettuato alla fine della seduta, quando i nostri muscoli sono contratti e quindi accorciati, può portare oltre che ad un recupero più rapido, ad un reale miglioramento della nostra muscolatura.



Se vuoi approfondire l’argomento, non ti perdere il video completo e come sempre chiarissimo di Daniele di DP Climbing; anche il libro "Un Movimento di Troppo" approfondisce esaurientemente l'argomento in relazione alla prevenzione degli infortuni, dando anche esempi pratici sugli esercizi più adatti agli arrampicatori.



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3 giugno 2019