Quando andiamo in falesia, ci ritroviamo ad essere tutti un po' assicuratori, motivatori e personal trainer. Ma dieci frasi ci accomunano nei momenti più critici dell'arrampicata! Eccole elencate in ordine crescente di frequenza!



10 –“Smagnesa!”. Termine colloquiale che si potrebbe facilmente tradurre con “prendi magnesite”, indica quasi sempre che chi sta arrampicando è spacciato, e molto probabilmente sta toccando ogni asperità rocciosa che gli si presenti a portata di mano, senza riuscire a progredire in nessun modo.



9 - “Tranquillo”. Stretto parente del precedente e classico sostegno morale da amico, viene spesso pronunciato mentre si sta già recuperando la corda, per accorciare il più possibile la caduta del compagno.



8 – “Secondo me ci arrivi”. Probabilmente Einstein ha elaborato la teoria della relatività ai piedi di una falesia, sentendo una vivace discussione tra un arrampicatore appeso in parete, fervente sostenitore che il passaggio fosse morfologico, e il suo compagno assicuratore, altrettanto certo che la presa successiva fosse realisticamente “a portata” di braccio.



7 – “Prova ad accoppiare”. Rientra nel sottoinsieme dei consigli da veterano della tecnica arrampicatoria, e molto spesso è il primo di una serie di improbabili soluzioni (tra cui pescare praticamente a caso) per superare un passaggio. Della stessa famiglia: “incrocia”, “lancia”. Raramente utili.



6 – “Occhio!”. E’ una delle poche esclamazioni pronunciate da chi sta arrampicando, che assume varie sfumature a seconda del dialetto locale. Sinonimo in sintesi di: “E’ l’ultima cosa che riesco a dire prima di cadere!”, “Tienti pronto a recuperare velocemente ma anche dinamico!”.



5 – “Moschetta da lì”. Espresso in una situazione in cui l’assicuratore sente che stanno per essere chiamate in causa tutte le sue qualità di “ammortizzatore dinamico”. Cercando di prevenire l’imminente volo del compagno, gli consiglia con un velo di speranza di provare a passare la corda nel rinvio successivo.



4 - “Qualcuno la vuole provare?”. Quello che sembra essere un grande esempio di magnanimità verso il prossimo, è quasi sempre un escamotage per evitare di dover smontare la via che casualmente si trova su forte strapiombo e con spit lontani (vale a dire che fai più fatica a togliere i rinvii che a salirla).



3 – “Tieni/ Vado”. Classico esempio di dono della sintesi propria dei climber, è la comunicazione di base tipica di chi sta super lavorando una via spit dopo spit. Più sintetico di lui c’è solo l’assicuratore, che giunto al decimo “tieni”, raramente risponde.



2 – “Respira”. Dall’antica saggezza della meditazione lamaistica tibetana, gli arrampicatori hanno fatto proprio uno dei pochi consigli veramente utili a chi si trova in difficoltà mentre sta arrampicando. 



1 – “Alza i piedi”. Al contrario del precedente, è una di quelle frasi che fa scattare il livello di nervosismo da zero a cento a chi è in parete alle prese con appigli sfuggenti per le mani, e piedi, neanche a dirlo, inesistenti.




Settore Alveare falesia arrampicata



30 settembre 2018