Valorizzare un rovescio in arrampicata sembra a prima vista un gesto di una semplicità banale ma, quando tocca a noi cercare di fare “il numero”, le perplessità sono lancinanti e non capiamo neanche in che modo dobbiamo metterci rispetto alla presa. Ci sono come sempre alcune sacre regole del gesto che possono aiutarci a sfoderare d’ora in poi un rovescio esemplare.



Innanzitutto in arrampicata si parla di presa rovescia quando la prensione della mano cerca di esercitare una forza non verso il basso ma verso l’alto: questo tipo di movimento ci aiuta a raggiungere prese straordinariamente lontane, ma a patto di essere eseguito nella maniera corretta. Una volta capito il trucco ti renderai conto che è molto più semplice valorizzare un buon rovescio rispetto a una tacca svasa “standard”.



Non sempre una presa rovescia si rivela da subito per quella che è: quando ci troviamo di fronte a prese grandi, buchi o anche mono o biditi, può succedere che subito si debbano tenere in senso positivo (a "tacca") e che poi, dopo aver raggiunto un intermedio con la mano libera, sia utile "girarle di rovescio" per raggiungere una presa buona molto lontana. Questo movimento di cambiare il senso di tenuta di una presa è tipica di un'arrampicata molto atletica su prese ottime e lontane. Ma passiamo alla tecnica.



Come sempre iniziamo dai piedi, ovvero ricordandoci che più riusciremo a puntare i piedi su degli appoggi alti, quindi vicino alla mano che carica il rovescio, meglio sentiremo la presa. Non potremo mai valorizzare una presa del genere restando stesi con i piedi bassi, perché verremo immediatamente spinti in fuori dal nostro baricentro fuori equilibrio. Quindi piedi alti, bacino contro alla roccia e crederci fino in fondo.



Raramente un buon rovescio viene eseguito in posizione frontale: il bacino deve sempre essere allineato sull’asse della mano che blocca il rovescio, mettendosi in laterale e cercando di collocare in asse il piede opposto. In questo modo avremo un bilanciamento ottimale e riusciremo ad esercitare una forza fuori dal comune sulla presa che ci sembrerà improvvisamente buonissima.



Non dimentichiamoci poi di dare un senso al nostro pollice: se la presa lo permette, cercheremo di “agganciarlo” sul bordo superiore, altrimenti lo metteremo solo appoggiato sulla roccia ma comunque sempre verso l’alto ad esercitare una forza opposta al resto della mano. Sembra incredibile, ma il pollice ci aiuta a mantenere l’equilibrio ed a restare bilanciati.



Questo movimento è tipico dell’arrampicata in leggero strapiombo dove il fatto di avere il bacino più distaccato dalla parete ti aiuta già da subito a piazzare dei piedi molto alti; in ogni caso può anche risolvere delle sequenze con prese molto lontane su muri più verticali. 

 

 



fonte: Grimper

15 luglio 2019