Generalmente quando si parla di storia dell’arrampicata si vanno a ripescare vie fuori moda, falesie non più tanto affollate e nomi ai quali poche persone riescono ad associare un volto. Ma non è così per The Nose, la prua dell’El Capitan, ovvero il macigno più alto dello Yosemite e uno dei più imponenti del mondo. Quasi novecento metri di via, divisi in trentuno tiri che dominano la valle sottostante e si scagliano dritti verso il cielo. Forse il termine “aleatorio” è nato qui.



Sessanta anni fa, ossia nel 1958, un team di tre tenaci ed esperti arrampicatori americani, Warren Harding, Wayne Merry e George Whitmore, passò quarantasette giorni in parete tra manovre complicate, chiodi ad espansione e svariati temporali riuscendo a venire a capo della spettacolare prua. Ma passarono ben trentacinque anni prima che la via venisse salita in libera. La notizia fu sensazionale: non solo per lo stile (fino a quel momento era stata salita in artificiale) ma per l’atleta che era riuscita nell’impresa: una donna, Lynn Hill, che aveva impiegato quattro giorni in parete insieme a Brooke Sandhal per salire tutti i tiri. E non passò un anno che si tornò a parlare di lei e del Nose: insieme a Steve Sutton era riuscita a ripetere la via in libera in meno di 24 ore.



Ma dalla metà degli anni ’80 il Nose aveva iniziato ad attirare arrampicatori alla ricerca di ancora più emozioni che non fossero incluse nel pacchetto “roccia incredibile/linea straordinaria/salita memorabile”: la velocità. L’impresa assoluta che diede il via a questa corsa contro il tempo fu la salita di Peter Croft e John Bachar, che nel 1986 salirono la via in circa dieci ore. Da lì fu una corsa al ribasso di due ore in due ore. Ad ogni nuovo record, Peter Croft non si dava pace e cercava di stabilirne un altro ancora più basso. E fu così che nel 1991 pensò di provare ad arrampicare la prua insieme al compagno Schulz sfruttando la tecnica dell’arrampicata in simultanea, dando una svolta a questo tipo di arrampicata. Il record fu di 4:48 ore.



Nel corso degli anni l’asticella del tempo ha continuato ad abbassarsi ma il limite delle due ore sembrava impossibile da sfondare. In effetti così è stato fino a quando, pochi giorni fa, uno dei più pazzi arrampicatori dello Yosemite dei nostri giorni, Alex Honnold insieme ad un altro super conoscitore della via, Tommy Caldwell (già detentore di altri record, ed uno dei pochi ad aver salito la via in libera) non hanno infranto questo limite, arrivando a 1:58 minuti. Un record che è storico anche per loro; le parole dello stesso Alex Honnold sembrano profetiche: “si possono togliere ancora minuti qua e là e stabilire un nuovo record, ma è come se non ci fosse più un vero obiettivo”. Ed effettivamente sembra così anche a noi.



Lynn Hill arrampicata The Nose


11 giugno 2018