"Erano anni che ripetendo la Carlesso o le altre vie della Est, guardavo quella colata nera a destra dei tetti scalati negli anni Settanta da Nevio Soldà, che creavano una linea perfetta con le placche grigio/nere sottostanti.


"Così nell’estate 2016 dopo aver studiato la parete e preso qualche informazione sulla via “Alpinismo radicale”, sono andato a verificare la possibilità di salire in arrampicata libera quella linea nera (unico grande dubbio sull’intera parete).


"In quella occasione ho finalmente visto dove il 25 aprile 1953 Boschetti e Zaltron passarono, creando quel meraviglioso capolavoro che è la loro via!! (Che tra l’altro conta pochissime ripetizioni… forse meno di 7).


"Incredibilmente arditi e bravissimi erano usciti dalla parte attraverso un tratto finale difficilissimo e assai precario (marcio e poco chiodabile). In onore anche a questo itinerario poco ripetuto ed in realtà poco conosciuto, ho così tracciato “Grazie Veci”.


Questa via è stata chiodata esclusivamente con chiodi normali proprio per mantenere la tradizione con le vicine ascensioni storiche già esistenti, nonostante la difficoltà di chiodatura incontrata e anche (nota dolente ma vera) dei costi del materiale dieci volte superiore di una moderna chiodatura a spit.


""Grazie veci" è dunque un omaggio alle generazioni che ci hanno preceduto ed in particolare (in ordine di importanza) a:


"1. I “nostri” veci (genitori) che mettendoci al mondo ci hanno regalato la possibilità di vivere ed imparare molte cose compresa quella di affrontare e conoscere la natura che ci circonda apprezzandone i valori.

"2. I “veci” che prima di noi hanno messo le mani sulle crode tracciando le prime linee storiche (su queste ma anche su tutte le altre pareti) che sono state per noi motivo di esperienze, di crescita e stimolo a coltivare (e per qualcuno a trasmettere) la passione della scalata.

"3. Un “grazie” a tutti quelli che, con il loro lavoro, lasciano tracce del proprio passaggio ai posteri aprendo nuovi itinerari, dando la possibilità alle future generazioni di arrampicare e quindi divertirsi.

"4. Omaggio, quindi, anche a noi “diversamente giovani” (veci) per aver ogni tanto lasciato qualche traccia su qualche parete.


"Durante l’apertura di questa via avevo notato, alla destra della colata nera e ancora molto distante da "Alpinismo radicale", una zona leggermente strapiombante giallo/grigia che sembrava molto interessante ma molto compatta e poco chiodabile con mezzi tradizionali.


"Così ho voluto creare una piccola variante alla via appena aperta in modo da dare la possibilità di scalare più tiri in una giornata (visto che sulla parete del Baffelan si possono concatenare più itinerari al giorno per le cordate veloci).


"Il tiro però si rivelò impossibile con i chiodi, così da dover utilizzare spit (ma vista la difficoltà i ripetitori non me ne vogliano).


"Questo tratto di parete risultò una bella “sfida” alla ricerca della libera e della buona roccia costandomi un gran lavoro di chiodatura (moderna), di pulitura e disgaggio di frammenti e “crostine” di roccia gialla.


"Ricordo che sabato 30 mi misi all’opera dalle 5:00 di mattina per non creare problemi; giunto un orario più normale per arrampicare, le prime cordate cominciarono a salire.


"<<Non si chioda il sabato >> fu il commento di qualcuno. Con tutto il rispetto e l’attenzione nel gestire le corde (ma il materiale caduto non era tanto diverso da quello che normalmente avviene durante le ripetizioni di questa parete), replicai che, come loro, lavorando, non avevo altri giorni a disposizione per chiodare e che comunque non era stata una cosa così pericolosa ma di “normale amministrazione”; tra l’altro in buona fede ero partito con il buio confidando nell’ora mattutina.


"Ma si sa, non siamo tutti uguali per fortuna e abbiamo, ovviamente, opinioni diverse: fatto sta che nessuno più ebbe da ridire ed io riuscii a terminare il mio lavoro.


"Per raggiungere questo tiro chiodai così anche il sottostante per evitare forzature dalla sosta di "Grazie veci". Con mio stupore questo raccordo risultò chiodabile con chiodi normali, incrociando, tra l’altro, i vecchi chiodoni di Boschetti e Zaltron (uno ad anello bisogna anche utilizzarlo per proteggersi da una zona sottostante di balze e mughi). Pensavo, a questo punto, di aver aperto una bella via e, dalla cengia mediana, una altrettanto interessate variante; mi rimaneva però il dubbio sulla possibilità di rendere autonoma anche la variante avendo visto un tetto tra “Grazie veci” e “Alpinismo radicale” a circa 40/50 metri da terra con una bella fessura forse scalabile. Con grande stupore e gioia il tetto era fattibile!!


"Avevo così aperto “Dejà vu" una bellissima via che condivide un tiro dalla cengia mediana con “Grazie veci” e poi sale diretta fino in vetta. Non mi resta che augurare a tutti una bella giornata di scalata e divertimento su queste straordinarie pareti di casa.


"P.s.: durante la prima ripetizione in libera (a questo punto tentativo) di "Grazie veci", su L5 mi rimase in mano un frammento di roccia che pareva solidissimo (ma che evidentemente non lo era) costringendomi ad un carpiato all’indietro (ma mi era già successo su una nuova via in falesia con conseguente frattura della clavicola) prontamente fermato dopo circa 10 metri da Ruggero.


"Risultato (constatato in seguito dopo accertamenti dovuti a qualche dolorino): C4 incrinata, botte qua e la, risolvibile (il tutto) in circa un mese.


"Quel giorno proseguii e terminai anche L7 e decisi, durante le mie successive ripetizioni, di aumentare la chiodatura sui tiri per rendere più fruibile la via.


"Un ringraziamento particolare a tutti gli amici che mi hanno accompagnato durante le giornate di apertura e ripetizione: Ester Gallo, Ruggero Corà, Maurizio Gallinaro e Michele Piccolo con il quale ho condiviso anche tantissime ripetizioni in Dolomiti negli anni ’80."


Michele Guerrini baffelan deja vu grazie veci

Il Baffelan, che sembra tagliato dal maglio di un dio germanico

 

 

13 luglio 2018