E’ di recente uscita un video di Kevin Takashi sulla nuova area boulder The Realm a Rocklands, in Sud Africa. Oltre ai più bei passaggi in attesa di ripetizioni, nel video vengono riprese anche le varie fasi di scoperta, pulizia e messa in sicurezza dei massi da parte di Nalle Hukkataival e l’entourage di persone che lo sta aiutando, mostrando al pubblico cosa c’è dietro ad un masso già spazzolato e bianco di magnesite.

 

 

Quello che Nalle giustamente mostra al mondo, è più o meno ciò che accade per quasi tutte le aree boulder che vengono alla luce stagione dopo stagione. Disgaggiare massi instabili, spazzolare licheni, individuare linee e provarle magari calandosi con la corda, è il lungo lavoro di tutti quegli arrampicatori che amano leggere la roccia per individuare linee nuove. Non accontentandosi di arrampicare solo per la difficoltà, si dedicano a contribuire, anche economicamente, allo sviluppo delle proprie aree.

 

 

Quasi ogni zona ha i propri “local” più attivi che, generazione dopo generazione, scrivono il proprio nome sulla storia dell’arrampicata locale. Non necessariamente si deve avere un livello da “big” per sviluppare aree nuove: la capacità di leggere la roccia non è direttamente proporzionale alla forza dell’avambraccio; al contrario un po’ di spirito di sacrificio del proprio tempo e dedizione sono assolutamente necessari.

 

 

Solitamente la pulizia di una nuova area boulder si sviluppa in tre fasi: innanzitutto si individuano delle potenziali aree, sia tramite passaparola che vagando sulle aree “sospette” con il satellite di Google Earth, e le si vanno a vedere. Dopodiché, una volta individuati i massi interessanti e deciso che vale la pena valorizzarli, si rendono eventualmente agibili il sentiero di accesso e gli atterraggi. Questa fase è quella più problematica, perché ci si deve accertare che i massi non siano su proprietà privata, o che non facciano parte di un Parco o Riserva naturale. In entrambe questi due casi, si devono avere dei permessi prima di procedere.

 

 

Infine c’è la pulizia dei massi, la parte sicuramente più divertente ed emozionante per ogni arrampicatore. Spesso questo aspetto non implica solo un po’ di magnesite sulle prese, ma la rimozione di prese altamente instabili, la pulizia delle uscite, ulteriori sistemazioni degli atterraggi una volta che vengono individuati i movimenti e, ad esempio, gli eventuali lanci. A volte i lavori di “restauro” sull’area che si è valorizzata sono talmente ben fatti che a malapena si notano ad un occhio inesperto, lasciando presumere che l’area boulder sia sempre esistita. In realtà è grazie al lavoro di molti spiriti indomiti, amanti dell’ignoto e delle scommesse (perché diciamolo, può anche capitare di pulire un masso da cui non esce fuori nulla di buono), che tutti noi possiamo avere il privilegio di poter scegliere tra varie alternative dove andare ad arrampicare.


 

Boulder pulizia arrampicata 

 


30 agosto 2018