Non sempre è una questione di “ghisa”: spesso a farci cadere sul passaggio chiave della via, che da singolo riusciamo a risolvere senza problemi, sono questioni più tecniche o mentali che fisiche. Per riuscire a chiudere i conti con il nostro progetto, dobbiamo individuare il vero motivo che ci fa cadere ed affrontarlo di conseguenza: per fare questo ci servono una buona dose di autoanalisi e un po’ di esperienza.



Se comunque ad aprirsi sono proprio le nostre mani, possiamo chiederci da quale aspetto della nostra arrampicata derivi la “ghisa”, ovvero se sia conseguenza di un’arrampicata troppo lenta o troppo affannata, di un pessimo riscaldamento, di uno stile di arrampicata poco fluido e spesso a braccia piegate. In questo caso è “facile” prendere una direzione, perché possiamo intensificare le nostre sedute sia sulla forza pura (che aiuta sempre, anche di riflesso sugli altri tipi di forza) che sulla continuità. In falesia “averne un po’ di più” non è mai dannoso. Oltre a questo possiamo esercitarci a recuperare bene nei riposi e ad arrampicare in maniera fluida senza stringere troppo le prese, cosa che possiamo fare anche in qualsiasi palestra con la corda: per consigli in merito all’allenamento della fluidità, ti consigliamo il Jollypower vol. I.



Altre volte però non cadiamo per mancanza di continuità, ma per una carenza tecnica: il movimento che, ripartendo dall’ultimo spit passato, riusciamo a fare con relativa disinvoltura, ci respinge. Il primo consiglio che possiamo darti è: cambia sistema. A volte un piede che ci sembra cruciale quando ripartiamo dopo un resting non è altrettanto valido quando arriviamo in continuità; può succedere che, arrivando dal basso, non riusciamo a valorizzare allo stesso modo le prese per le mani, o abbiamo il baricentro un po’ spostato e non troviamo un equilibrio ottimale. Insomma non riusciamo più a  caricare quel piede in maniera sufficiente per superare il passaggio: una presa intermedia o un appoggio che nessuno ha usato possono essere la svolta per passare una volta per tutte. Non è detto che ci sia un unico ed indiscutibile sistema.



Il secondo consiglio è: prova a rivedere i moschettonaggi, perché potrebbero toglierti quel minimo di stanchezza che ti permette di arrivare al crux ancora sufficientemente fresco. La tendenza di tutti è infatti quella di moschettonare appena si può ma spesso, se passiamo la corda da una posizione molto più bassa rispetto al rinvio, facciamo una fatica immane. Se siamo sicuri che andare qualche presa più in su non comporti una caduta molto diversa da dove abbiamo pensato di moschettonare, proviamo a passare la corda da una posizione “di risparmio”, ovvero quella per cui ci troviamo il rinvio all'altezza dell'imbrago: in questo modo dovremo prendere pochissima corda e saremo super veloci. Una buona riserva di energie fa sempre la sua parte, e per questo torniamo alla grande verità che “averne” un po’ di più dal punto di vista fisico può compensare anche qualche carenze tecnica, anche se lo stile di arrampicata non sarà propriamente esemplare.



Ancora diverso il caso in cui il passaggio chiave è subito prima di un moschettonaggio: se riusciamo a provarlo con la corda già passata e non falliamo mai, ma senza corda resta insuperabile, allora il problema è puramente mentale. Gli innumerevoli articoli sulla paura di cadere che sono sempre più frequenti (forse perché ne sono affetti un arrampicatore su due), possono darti degli ottimi consigli su come superare uno dei limiti più snervanti per tutti gli arrampicatori. Ma l’aspetto mentale si rivela anche in altre sfaccettature, come leggiamo sul Rock Warrior’s Way. Se arrampichiamo la via sempre dividendola in due sezioni, il nostro cervello registrerà molto bene i movimenti delle due parti, ma non avrà appreso come unirle arrivando in continuità: ogni volta che noi arriveremo lì, avremo un calo di attenzione impercettibile, dovuto al fatto che il nostro cervello non sa bene cosa deve fare. Mantenere l’attenzione sempre al cento per cento sul movimento che dobbiamo fare, sforzandoci di non associare mentalmente a quel passaggio un’informazione “di caduta” può aiutarci a superare in pochissimi giri il passo chiave.



A volte non è così chiaro perché si tratta di un mix di questi aspetti: la cosa importante è osservare cosa succede durante la via ed il passo chiave ed affrontare ogni nuovo tentativo con un “mood” positivo, aperto alla “nuova possibilità” che ci aspetta. Se ti interessa approfondire, la Rock Warrior’s Way ti sta aspettando!

 


 credits: Francisco Taranto Jr, Caroline Ciavaldini



14 aprile 2019