I metodi per l’allenamento in arrampicata sono in continua evoluzione e spesso seguono teorie diverse tra loro: qualunque sia il metodo che hai scelto di seguire, ti diamo alcuni suggerimenti per essere circa l'aproccio alla programmazione di allenamento, per ritrovarti poi molto più soddisfatto sulla roccia.



Come in qualsiasi altra disciplina infatti, è necessario strutturare l’allenamento in periodi, come abbiamo visto insieme a Daniele di DP Climbing in questo post; a monte di questo è però necessario porsi una domanda senza la quale nessuna programmazione ha veramente senso. Per cosa mi voglio allenare? La domanda è banale solo a prima vista perché, al di là di un generico miglioramento, non tutti hanno chiaro “in vista di cosa” vogliono lavorare: una via, un passaggio o anche solo un aspetto della propria arrampicata come la continuità, la compressione, i lanci. È fondamentale sapere su cosa si vuole migliorare, perché un approccio generico porta a risultati altrettanto generici.



Una volta stabilito un obiettivo riusciamo, magari con l’aiuto di un trainer o dei molti libri a disposizione, a mettere giù una programmazione. Se ci affidiamo ad un trainer o ad un amico con molta più esperienza di noi, è fondamentale confrontarsi per capire perché stiamo facendo trazioni solo a salire piuttosto che complete, esercizi al muro con i piedi puntati piuttosto che molto trave senza piedi. Sapere l’efficacia di ogni esercizio, capire come possiamo trasformarlo sulla roccia ed essere consapevoli dei muscoli sui quali stiamo lavorando ci assicura un miglioramento molto più rapido.



Ascoltarsi va di pari passo con la comprensione degli esercizi. Se sentiamo che stiamo andando in sovrallenamento, dobbiamo prendere in considerazione l’idea di anticipare una settimana di scarico piuttosto che andare avanti a denti stretti come da programmazione, rischiando di infortunarci e quindi dover stare più fermi di quanto non vogliamo. Adattare la “scheda” ai segnali che il nostro corpo ci comunica non vuol dire essere “scostanti”, ma fare un allenamento ragionato che sia efficace e non distruttivo.



La costanza è infatti un altro fattore fondamentale quando si decide di allenarsi: anche in questo caso è facile prendere alla leggera questo aspetto, che nella maggior parte dei casi viene dato per scontato. Oltre al fatto di evitare di trovare mille valide scuse per saltare una seduta di allenamento, essere costanti va interpretato come “avere sempre voglia” di allenarsi. L’atteggiamento che abbiamo in palestra (o ancora meglio fuori, se abbiamo la possibilità di andare anche in settimana) è determinante nel risultato della trasformazione di tutta questa fatica sulla roccia; essere carichi e motivati ci permette di dare il massimo in allenamento e di essere quindi al top quando saremo fuori alle prese con il nostro progetto, riproducendo non solo il gesto su cui abbiamo lavorato ma anche le sensazioni positive e costruttive che abbiamo avuto allenandoci.



Scaldarsi deve far parte delle innumerevoli gioie che quindi l’allenamento ci regala. Saltare questo step è come prendere la scorciatoia per farsi male e passare un mese sul divano a guardare tutta la serie di Reel Rock. E bisogna scaldarsi molto bene: oltre ad un riscaldamento generale, è necessario fare del riscaldamento specifico prima di ogni esercizio che abbiamo programmato. Se dopo le trazioni ho il Pangüllich, non mi ci fionderò iniziando subito con la prima serie di esercizi che devo fare, ma passerò una decina di minuti a scaldarmi facendo in maniera blanda gli esercizi adatti al mio livello. Posso ad esempio fare qualche salita puntando i piedi, accoppiando le liste o usando le più grandi disponibili; se dopo ancora farò delle sospensioni monobraccio al trave, farò ben attenzione a farne prima con dello scarico anche se la temperatura corporea del mio corpo, che ci dice quanto siamo caldi, è già alle stelle. Questa fase spesso non è specificata nei libri che forniscono suggerimenti per la programmazione, o nelle schede che riceviamo, semplicemente perché è naturale che prima di ogni esercizio ci si scaldi a dovere (e sicuramente lo troveremo specificato nell’apposita sezione sul riscaldamento del libro).



Non avere fretta è un aspetto altrettanto decisivo, che riguarda ancora una volta l’approccio che abbiamo noi verso l’allenamento. Spesso a fronte di un importante investimento di tempo, energie e magari anche soldi, siamo talmente ansiosi di vedere i risultati che perdiamo di vista il senso dell’allenamento. A seconda del livello da cui stiamo partendo, dalla nostra età e dal nostro storico con altri sport, un allenamento può farci fare il “salto di livello” nell’ordine, diciamo, di qualche anno. Nel breve termine una programmazione, per quanto personalizzata, ci porta ad “ottimizzare” il nostro livello: questo vuol dire migliorare, ma non necessariamente saltare tre gradi in tre mesi. Per questo ci ricolleghiamo al punto per cui è fondamentale avere un obiettivo su cui focalizzarci e che potremo usare come parametro per capire se siamo migliorati su quella specifica carenza. Dobbiamo accettare il fatto che il nostro “salto di livello” passerà attraverso piccoli miglioramenti di cui ci accorgeremo solo ogni tanto, e che dovremo interpretare come segnali positivi piuttosto che come allarmi di un traguardo ancora lontano.



Con pochi accorgimenti, soprattutto mentali, il tuo allenamento sarà molto più incisivo! 



fonte: /carvedinblue.tencel.com/



20 febbraio 2019