Nel variegato mondo degli arrampicatori c’è una cosa che accomuna tutti: allenare i nostri punti forti ci soddisfa di più, ci sembra che “riusciamo” meglio e torniamo a casa più appagati. Ne è la prova il fatto che solitamente le ragazze preferiscano fare sospensioni ed i ragazzi trazioni. Niente di più ovvio. Ma se vogliamo ottimizzare il nostro livello, o addirittura provare a fare un “salto”, dobbiamo metterci la mano sul cuore e cercare di lavorare sulle nostre carenze, che molto spesso corrispondono proprio ad esercizi che non abbiamo voglia di fare.



Come individuarle? Ovviamente più di tutti può aiutarci un personal trainer o un allenatore qualificato, che farà un check up di tutta la nostra situazione e saprà suggerirci come procedere. Ma se vogliamo tentare una soluzione più DIY, ci sono varie strade: ad esempio per una volta possiamo mettere da parte l’orgoglio e chiedere alla persona che scala più con noi, cosa secondo lui/ lei ci manca per chiudere la via o il passaggio. E questo lo si può chiedere a tutti: molto spesso si tende a pensare che avere un livello più basso sia sinonimo di una scarsa capacità di osservazione, ma le due cose non vanno assolutamente di pari passo.



Se comunque non vogliamo dar ragione al nostro compagno o alla nostra compagna, un buon sistema è fare un video della nostra prestazione, che sia in allenamento o in outdoor. Sembra una prassi un po’ “da gasati”, ma è molto efficace. Se la tua autocritica è insindacabile, questo è il miglior metodo; d’altronde in molti sport come la pesistica o il calisthenics ci si allena davanti allo specchio per verificare la corretta postura ed esecuzione degli esercizi. Non potendo avvitare le liste del pangüllich sugli specchi, osservarci a fine sessione è l’unica soluzione.



Anche cambiare spesso il posto dove ci si allena e le persone con cui confrontarci può essere un buon punto di riferimento per capire su cosa lavorare; continuare a provare gli stessi passaggi dall’inizio alla fine del ciclo di allenamento può essere non solo inutile ma anche controproducente, facendoci sprecare inutili energie. Un buon test di autovalutazione che si può sempre fare, è provare un boulder che non ci è congeniale prima di iniziare un ciclo di allenamento volto a migliorare quella specifica carenza. Senza riprovarlo durante i mesi in cui abbiamo deciso che ci alleniamo, possiamo vedere se abbiamo lavorato bene provando a chiuderlo alla fine del ciclo.


evie cotrulla allenamento arrampicata


29 novembre 2017