L’arrampicata è da tutti considerata uno sport completo che sollecita in maniera omogenea tutti i muscoli del corpo, ma in realtà comprende varie discipline che vanno a sviluppare in maniera diversa il fisico di chi li pratica. Se infatti fino a qualche tempo fa per “arrampicata” si sottintendeva quella sportiva, ovvero quella in falesia, ora abbiamo tantissimi boulderisti, oppure specialisti della velocità o della difficoltà in palestra, la cui fisionomia è nettamente diversa da quella che siamo abituati a vedere.



Il classico fisico molto asciutto e definito dello scalatore da falesia spesso presenta una muscolatura molto più sviluppata nella parte superiore del corpo: nello specifico stiamo parlando di gran dorsale e trapezio, oltre ai bicipiti delle braccia ed ai flessori degli avambracci. Questo a discapito della muscolatura delle gambe che, fino a qualche anno fa, era intenzionalmente ignorata negli allenamenti per guadagnare in termini di peso.



In realtà ora a questo stereotipo si affianca un’altra tipologia di arrampicatore, se vogliamo più “equilibrato”. I garisti delle competizioni di boulder allenano infatti con molta intensità anche i muscoli delle gambe, oltre ovviamente ad un potenziamento generale del core, della schiena e dei pettorali. I nuovi stili di tracciatura dei boulder di gara, che spesso vengono definiti molto simili al “parkour”, richiedono infatti una preparazione fisica completa ed omogenea: ci si allena molto quindi sulla spinta delle gambe, sulla coordinazione di tutti i muscoli e sugli esercizi a corpo libero a cui attingiamo dalla ginnastica. Stesso discorso anche per gli atleti che fanno le gare di velocità, dove un fisico “potente” e muscoloso è essenziale per sostenere i movimenti esplosivi e dinamici che questa disciplina richiede.



Questo cambiamento verso un fisico più equilibrato è dovuto anche all’evoluzione nei sistemi di allenamento: se fino a una decina di anni fa gli arrampicatori si potenziavano molto con l’ausilio della sala pesi, ora questo tipo di allenamento è stato sostituito in larga parte dall’allenamento in sospensione. Questo vuol dire che non si va a lavorare solo sui muscoli direttamente interessati dall’esercizio, come può avvenire in una panca piana o ad un rematore, ma si lavora con tutto il corpo per cercare di trovare la stabilità  mentre si esegue l’esercizio. Un allenamento che isolava, e quindi sviluppava, singoli gruppi muscolari viene ora superato da un allenamento più completo, dove è il corpo stesso a funzionare da “carico” mentre si cerca di eseguire l’esercizio restando in equilibrio, rendendo così la sua efficacia molto più elevata.



fonte: killerclimbs.com



29 marzo 2019