La tracciatura nelle palestre è sempre più estetica e ben studiata, con boulder riconoscibili da prese dello stesso colore che, oltre ad essere facilmente “leggibili”, danno anche una certa omogeneità all’intensità del passaggio. Sembra tutto molto immediato, ma dietro alla tracciatura dei boulder c’è sempre l’idea di un movimento da riprodurre, di uno stile di arrampicata su roccia da simulare: non è così semplice tradurre quello che si ha in mente su strutture artificiali.



Ce ne accorgiamo soprattutto quando proviamo a metterci noi alle prese con delle semplici tracciature, magari sul muro di casa: il movimento è troppo facile o troppo difficile, i piedi sono troppi o troppo pochi, ed è qua che ci rendiamo conto di quanto sia “di livello” riuscire a riempire una palestra con passaggi divertenti e non banali. D’altronde a tutti noi succede di divertirci di più o di meno a seconda della qualità dei boulder, ed a spingerci a tornare in una palestra anche se non è la più vicina a casa. Ecco quindi alcuni consigli per chi vuole provare a tracciare da sé dei boulder oppure per chi vuole semplicemente essere più “consapevole” di quando si trova davanti ad una buona tracciatura.



Se siamo noi a tracciare, il primo passo è decidere su quale inclinazione tracciare il boulder. Anticamente si usava tracciare i boulder facili sulle pareti verticali ed i boulder difficili sulle pareti strapiombanti: ormai, grazie anche alle prese di nuova generazione con una “texture” molto ricercata e difficilmente tenibile, si trovano boulder di ogni tipo su qualsiasi inclinazione. Per lo stesso motivo è oltremodo antiquata l’usanza di usare le prese grandi per i passaggi entry-level e le prese piccole per i boulder estremi: la differenza spesso la fanno gli appoggi per i piedi, più che le prese per le mani.

 

 

Scelta la location ed ovviamente il range di difficoltà approssimativo del passaggio (solitamente ci riescono meglio quelli di livello minore o uguale al nostro), abbiamo due opzioni: o riproduciamo un movimento che abbiamo in mente, come ad esempio un incrocio o degli agganci di punta o tallone, oppure scegliamo il set di prese che più ci ispira e creiamo di conseguenza. Il primo caso è quello solitamente più complesso, soprattutto se vogliamo realizzarlo con le prese dello stesso set che non necessariamente vengono incontro alle nostre esigenze; il secondo è più immediato ma bisogna avere un’ottima intuizione per arrivare alla difficoltà del passaggio che vogliamo ottenere.

 


La sit start non è obbligatoria, ma è quasi inevitabile in spazi molto stretti: può aggiungere un po’ di  “croccantezza” e difficoltà ad un passaggio dove ci sembra che manchi qualcosa e può aiutarci a prendere confidenza con una situazione molto frequente sulla roccia. Sempre per restare sull’onda di creare qualcosa di simile alla roccia, una buona regola generale è quella di non avvitare mai le prese in linea perfettamente orizzontale o verticale rispetto al pavimento: è meglio inclinarli sempre un po’, anche per cambiare sempre l’angolo di prensione. Gli appoggi per i piedi sono generalmente l’ultima cosa che va sistemata, e che dà la vera fluidità e difficoltà al movimento.  

 

 

Alcune palestre propongono ormai delle tracciature molto moderne in stile parkour, sia con difficoltà molto elevate come possono esserci in gara, sia mantenendo difficoltà accessibili a tutti: la chiave di una buona tracciatura è infatti avere stili diversi per ogni difficoltà. Ai tracciatori, che lavorano di solito nel background dell’orario di chiusura delle palestre, raramente viene dato il giusto riconoscimento per un lavoro impegnativo e che, per due boulder su tre, viene generalmente criticato.

 


Se comunque tutto questo ti ispira enormemente, la FASI organizza ogni anno dei corsi specifici che portano all’abilitazione di Tracciatore certificato (su tre livelli di qualifica) in modo da avere una formazione completa ed idee molto più chiare su come tracciare dei boulder spaziali: da settembre in avanti ti consigliamo di tenere sott’occhio il calendario corsi!

 

 


palestra Big Rock, Milton keynes, Credits: ukclimbing.co.uk



8 agosto 2019