I concetti di forza e potenza spesso creano confusione nella loro applicazione pratica verso l’arrampicata: abbiamo voluto quindi approfondire l’argomento prendendo spunto da un articolo molto esauriente letto su Training Beta. Possiamo esprimere la differenza sostanziale tra questi due tipi di qualità attraverso il parametro del “tempo”: la forza massimale la possiamo esprimere senza alcuna relazione con il “quanto ci mettiamo”, e spesso è associata ad un movimento isometrico, cioè statico. La potenza invece è data dalla velocità con cui riusciamo a raggiungere la nostra forza massimale (*cit. Training beta), e si manifesta tramite movimenti dinamici. Possiamo misurare la potenza come: lavoro/tempo.



 

Innanzitutto bisogna tener presente che si può svolgere molto lavoro (cioè consumare o produrre energia) anche sviluppando poca potenza. Ciò infatti dipende dalla durata del processo. Ad esempio in una gara di maratona si consuma più energia rispetto a una gara di cento metri piani; ma certamente la potenza che deve sviluppare il centometrista è enormemente superiore a quella del maratoneta. La stessa cosa potrebbe essere in arrampicata: su un tiro di continuità da 40 metri si consuma molta più energia, ma la potenza necessaria per fare un blocco con movimenti dinamici è maggiore.

 



Come traduciamo tutto questo in termini arrampicatori, e come possiamo trarne beneficio per ottenere dei miglioramenti? La forza è la base per sviluppare la nostra potenza: una buona dose di forza massimale ci può sicuramente tornare utile nei bloccaggi o in quei movimenti dove possiamo allungarci verso la presa successiva fino alla massima chiusura e ci aiuta anche a stringere notevolmente una determinata presa. La potenza però ci permette di esprimere con un lancio o un movimento dinamico quella nostra stessa forza che diventa più efficace in maniera esponenziale se abbinata a qualità di coordinazione ed abilità motorie.



Dal punto di vista dell’allenamento quindi, non si può pensare di sviluppare potenza senza avere una base massiccia di allenamento sulla forza pura: un “ciclo” ideale di allenamento per formarsi una base adeguata dovrebbe essere costituita da un periodo di lavoro sulla forza con esercizi ad alta intensità e poche ripetizioni (ad esempio sospensioni, trazioni ed anche i classici pesi da palestra) seguito da un lavoro specifico sulla potenza con sessioni di Pangüllich e movimenti dinamici o, meglio ancora, tanti boulder duri da provare con buoni riposi.



Quando si lavora sulla forza massimale e sulla potenza, si deve tenere a mente che le tempistiche dei riposi sono importanti: non rispettare i corretti minuti di pausa porta a lavorare inevitabilmente sulla resistenza alla forza, cambiando totalmente la tipologia di reazione muscolare. Se infatti la forza pura e la potenza fanno parte dei cosiddetti allenamenti “anaerobici alattacidi”, la resistenza alla forza lavora sull’anaerobico lattacido con un reclutamento di fibre assolutamente diverso, e risultati molto meno soddisfacenti.



 

La potenza è direttamente influenzata dalla forza e non si può pensare di essere potenti se prima non si è forti. Solamente con un alto massimale si possono esprimere alti livelli di potenza.



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2 aprile 2019