L’arrampicata sportiva, al di là di quanto si possa pensare in principio, è uno sport dove la sola forza non basta, ma anzi dove la tecnica e la corretta esecuzione dei movimenti giocano un ruolo fondamentale. Questo insieme di elementi, unito ad uno sviluppato senso della propriocezione, dell’equilibrio e del posizionamento del nostro corpo rispetto alle prese che possiamo sfruttare va a creare quelli che definiamo “schemi motori”.



Nello specifico dell’arrampicata ci ritroviamo quindi magari a dover apprendere come tallonare per acquisire stabilità, come agganciare la punta fino a sentirci in equilibrio e bilanciati, come incrociare o lanciare. L’apprendimento di questi schemi ci permette in sostanza di raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo, ovvero con il minor dispendio di energia possibile.



Ovviamente tutto questo può e deve essere allenato, esattamente come si allena la respirazione coordinata ai movimenti negli sport aerobici. Anche se nell’arrampicata su roccia non ci sono due movimenti uguali, l’apprendere l’insieme di movimenti, posture e bilanciamenti in una “situazione tipo” può sicuramente rivelarsi efficace. L’allenamento del “gesto” permette al nostro corpo di automatizzare dei movimenti sui quali inizialmente dobbiamo concentrarci: il risparmio di energie in un movimento automatizzato non è solo a livello muscolare ma anche mentale, in quanto possiamo focalizzarci sul movimento successivo o sul moschettonaggio anziché sul trovare il giusto equilibrio nella postura in cui ci troviamo.



Un errore comune in questo tipo di allenamento è la scelta della difficoltà del movimento. Molto spesso si tende a voler imparare a prendere confidenza ad esempio con i lanci a due mani imponendosi un obiettivo estremo. Il fatto di non portare a conclusione il movimento non solo si rivela poco utile ai fini della coordinazione e dell’automatizzazione dei lanci, ma risulta anche dannoso sotto l’aspetto mentale: non riuscire ripetutamente a fare questo tipo di esercizio, creerà in noi lo schema mentale per cui i lanci a due mani non fanno per noi. Meglio quindi scegliere altre prese, ed esercitarsi su un movimento al limite, ma possibile.



L’allenamento degli schemi motori, come spesso accade, mostra tutta la sua efficacia in tempi anche molto rapidi soprattutto sui principianti; nonostante questo, anche chi ha già un buon “pacchetto” di schemi motori acquisiti non dovrebbe mai trascurare di allenare la tecnica relativa ai propri punti deboli.



Ti abbiamo incuriosito? Allora ti consigliamo di approfondire l’argomento insieme a Daniele di DP Climbing.

 




Foto di Gian Tesio


15 ottobre 2018