Ai primi di agosto l'IOC (International Olympic Committe) ha ufficializzato la partecipazione dell'arrampicata sportiva (insieme a altri sport tra cui surf e skate) alle Olimpiadi giapponesi del 2020. Sembra che ci saranno gare in tre discipline (velocità, difficoltà, boulder) e che verrà sancito un vincitore complessivo. Le alte sfere dichiarano che questi sport hanno grande presa sui giovani, adducendo questo come motivazione principale per la loro inclusione ai Giochi.



Ma tra i protagonisti internazionali i pareri sono contrastanti: Adam Ondra si fa portavoce dei perplessi, dicendo che le modalità in cui la competizione sarà organizzata sono confusionarie. In particolare sostiene che la velocità ha poco a che fare con le altre due discipline. Anche l'americana Sasha DiGiulian, che da un po' non gareggia più ufficialmente, ha dichiarato che un risultato complessivo delle tre discipline non ha molto senso, essendo esse così diverse l'una dall'altra.



Alcuni hanno anche messo in campo il fatto che i Giochi Olimpici hanno una filosofia estremamente distante da quella che è la filosofia dell'arrampicata vera e propria, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dell'ambiente.



Dall'altra parte invece ci sono almeno due atlete che al momento stanno facendo la storia dell'arrampicata competitiva: Shauna Coxsey, vincitrice dell'attuale Coppa del Mondo boulder, accoglie con gioia questa notizia. Più persone si avvicinano a uno sport sano e impegnativo come l'arrampicata, meglio è, secondo la campionessa inglese. E Ashima Shiraishi, la bambina prodigio americana, ritiene che quattro anni siano più che sufficienti per prepararsi alle gare di velocità, che di certo non sono il suo punto forte.



Vedremo come si evolve la faccenda!