Porsi degli obiettivi in arrampicata è, come scriviamo spesso, il punto di partenza più saldo per qualsiasi miglioramento e per mantenere sempre alta la motivazione. Trovare però dei progetti che siano dell’intensità giusta, né troppo facili, né impossibili è però una capacità che maturiamo col tempo: innanzitutto perché dobbiamo avere una chiarissima consapevolezza del nostro livello, del lavoro che stiamo facendo mentre ci alleniamo e di dove speriamo che ci porti di qui a sei mesi. In secondo luogo perché dobbiamo avere anche un’idea di com’è la via che scegliamo di provare, quindi questo implica una discreta conoscenza di molti progetti su cui possiamo mettere le mani.



Michaela Kiersch, arrampicatrice professionista, racconta in un articolo su Gym Climbers il suo metodo per determinare degli obiettivi realistici e possibili, e ci spiega come è arrivata a realizzare il sogno di Necessary Evil, 5.14c (8c+) a Virgin River Gorge.



Avere un obiettivo veramente al limite può rivelarsi un’esperienza frustrante, in parte perché prima di raggiungerlo dobbiamo passare attraverso un periodo di incertezze in cui non sapremo se prima o poi “ne verremo fuori”, ed in parte perchè non è detto che allo scadere dei sei mesi della programmazione di allenamento arriveremo magicamente in catena senza fatica e senza esitazioni. A volte dobbiamo continuare a provarlo per molto più tempo di quanto abbiamo previsto.



A dare una mano alla nostra autostima ci pensano quindi gli obiettivi più realistici, che Michaela divide ancora in due gruppi: quelli per l’autostima e quelli realistici. I primi sono più importanti di quanto possiamo immaginare perché, al di là di quello che ci poniamo come meta, ci danno anche la sensazione di riuscire a seguire un piano, di riuscire a portare a termine le cose che intendiamo fare e ci aiutano a mantenere la motivazione alta. Possiamo porci questi obiettivi rinnovandoli ad ogni seduta in palestra: se c’è un boulder facile che però non abbiamo ancora chiuso perché leggermente più tecnico, o se abbiamo anche solo una programmazione da seguire, può essere sufficiente decidere di effettuare venti minuti di stretching alla fine della seduta oppure un ottimo riscaldamento più accurato del solito. L’importante è scriverceli, e farli.



Poi abbiamo i progetti realistici, ovvero che siamo sicuri di poter fare ma comunque dovendo impegnarci a fondo. Possono riguardare l’arrampicata come tutto quello che le ruota intorno: la Kiersch parla ad esempio di andare a yoga due volte a settimana, ma noi possiamo ad esempio pensare di imporci di fare un po’ di allungamenti per la schiena a casa ogni sera. Relativamente all’arrampicata possiamo scegliere un esercizio impegnativo per noi ma che possiamo raggiungere in un tempo ragionevole: lanci a due mani al Pangullich, sospensioni monobraccio ad una presa più o meno buona, oppure ovviamente dei passaggi su roccia che si aggirino intorno al nostro livello limite. 



Queste  due tipologie di obiettivi sono un’ottima base per mantenere alta la motivazione a tentare un obiettivo che potrebbe anche non riuscire. E qui arriva la scelta dell’obiettivo da “urlo”: una lista di vie o boulder che potremmo anche non riuscire a fare! Non dobbiamo riuscire a salire tutte le vie della lista in un anno solo, questo vorrebbe dire che non ci siamo posti degli obiettivi veramente impegnativi per noi! Realizzare un paio di passaggi o vie all’anno tra tutti quelli che vorremmo “veramente” fare, può darci una soddisfazione immensa e garantirci che stiamo provando delle cose al nostro limite.



Michaela Kiersch, fonte: Petzl.com



4 gennaio 2020