Quando parliamo di vie di continuità in falesia, ci riferiamo a vie che a livello soggettivo vanno a chiamare in causa un metabolismo areobico che richiede una buona capacità di recupero, che potremo "giocarci" nei cosiddetti "riposi". Intendiamo per buoni riposi tutto ciò che varia da una buona sistemazione per i piedi ed un comodo appiglio per le mani fino a tutta la gamma di incastri inimmaginabili che ci può permettere anche di staccare completamente le mani ed in alcuni casi di restare appesi a testa in giù. Abbiamo detto che è soggettivo, e lo afferma anche Alessandro Jolly Lamberti nel Jollypower, perchè naturalmente ogni via può essere affrontata in maniera diversa a seconda del livello dell'arrampicatore.



I riposi hanno la funzione di farci ritrovare le nostre energie perse durante i primi metri di tiro, di farci ristabilire una respirazione normale, un battito cardiaco accettabile e soprattutto di “averne” ancora per affrontare i restanti trentacinque metri di via prima della catena. Tuttavia non è così scontato come sembra: alcuni arrampicatori hanno sperimentato come il cosiddetto “buon riposo” gli abbia causato ancora più ghisa di quanta ne avessero prima.



Le cause di un riposo inefficace possono essere moltissime e ne prendiamo in considerazione qualcuna tra le più comuni: la prima è che è tutto molto relativo. Se è la prima volta che provi una determinata via ed il tuo migliore amico ti assicura che giusto prima del rinvio c’è un “buon riposo”, potrebbe essere che avete dei punti di vista molto diversi. L’esperienza sulla roccia e la capacità di posizionarsi in maniera ineccepibile rispetto agli appoggi per i piedi possono trasformare un riposo totale in un riposo da prendere al volo per respirare con calma trenta secondi e ripartire più velocemente possibile. Se non riusciamo a trovare una posizione in cui tutto sommato siamo comodi ed a nostro agio, finiremo per stancarci sempre di più.



Le braccia devono essere completamente rilassate: non posso riposare arcuando e non posso riposare mantenendo un bloccaggio a novanta gradi. Anche le spalle devono essere “passive” per non andare a stancare tutto quel gran numero di flessori ed estensori che partono da lì per arrivare alle nostre mani.



Solitamente un arrampicatore molto esperto che sta recuperando a metà via non manterrà la stessa posizione immobile durante i trentotto minuti che impiegherà a tornare come nuovo, perché altrimenti andrebbe a stancare le gambe, il bacino e tutti gli altri muscoli coinvolti nel mantenere una posizione stabile. Molto spesso gli arrampicatori esperti spostano il peso del bacino da una gamba all’altra, saggiamente in maniera opposta alla mano che staccano, e danno una scrollata alle braccia per velocizzare il processo di capillarizzazione (parleremo del G-tox in un post dedicato).

 


Puoi allenare questa capacità  di recupero "attivo" in molti modi: la cosa migliore è allenarla sulla via stessa, quando ne hai la possibilità, oppure puoi simularla al muro boulder sui circuiti o ancora meglio sulle vie con le corda indoor. E' addirittura possibile fare un esercizio molto simile al Pan Gullich, puntando i piedi su delle liste basse, se ci sono, e restando sospesi su una mano sola (ovviamente, alternandole). Esercitare questa capcaità in un momento in cui non abbiamo la "pressione della via" ci permette di sviluppare una maggiore sensibilità riguardo al miglior posizionamento dei piedi e le sensazioni che dobbiamo ricercare una volta che siamo su roccia.





7 marzo 2020