Le vie alpinistiche secondo il Gruppo Rocciatori Casarotto - parte prima

Nasce nel 1998 da un gruppo di appassionati e amici, cresce negli anni con nuovi arrampicatori e diventa tra i punti di riferimento per ripercorrere e rivalutare vie storiche, oltre che per l’apertura di vie dopo esplorazioni di zone poche frequentate, ma ricche di storia e segnate dalla dirompente bellezza di una natura incontaminata: il Gruppo Rocciatori Casarotto è questo, ma anche qualcosa in più.



Ci troviamo a Vicenza, nella sala Carega vicino alla Sezione CAI, e accanto a noi (siamo disposti in cerchio) ci sono Nando, Maurizio, Alberto, Paola, Renato e Federico, un giovane promettente scalatore.



Stiamo attendendo anche un altro partecipante alla chiacchierata, accademico e arrampicatore molto conosciuto nelle Piccole Dolomiti: parliamo di Tranquillo Balasso, in ritardo perché sta aprendo l’ennesima via.


Iniziamo.



Alberto, come ci siamo avvicinati alle vie alpinistiche negli ultimi tempi?

 

Rispetto al passato, le persone hanno iniziato ad arrampicare in montagna grazie all’apertura delle vie a spit, vie sportive, che si avvicinano alla falesia come stile di arrampicata, più protette ma più lunghe (una via è composta da più tiri). Quando ci si abitua ad arrampicare su vie sportive, allora si è più pronti ad affrontare anche vie alpinistiche. Possiamo definirla una crescita.



Anche le vie alpinistiche possono presentare differenze tra loro, giusto?


Sì, i percorsi classici sono ben diversi, ad esempio, da vie miste chiodi-spit o ben protette con chiodi vicini l’uno all’altro. Molte vie classiche si caratterizzano per la difficoltà nell’avvicinamento e nel trovare l’attacco, è impegnativo leggere la via e magari i chiodi sono molto lontani tra loro, tanto da dover mettere protezioni come friend o dadi, ad esempio.


gruppo rocciatori casarotto vie alpinistiche


Com’è vista dalle nuove generazioni l’arrampicata in montagna?

 

Ci sono moltissimi giovani oggi che iniziano a scalare vie in montagna, soprattutto sportive al momento, vie dove puoi puntare più facilmente alla prestazione. Dobbiamo sottolineare però che anche le vie sportive sono diverse tra loro: trovi quelle dove puoi facilmente azzerare, ma anche tiri dove gli spit sono lontani tra loro e i passaggi difficili sono obbligatori.


L’arrampicata trad in stile plasir (eseguita su una via alla propria portata) è comunque un passaggio fondamentale per passare dalla falesia alle vie tradizionali. Comunque è giusto che ci siano possibilità per tutti e la nuova attrezzatura, la falesia, le vie sportive sono elementi utili per chi vuole provare ad arrampicare anche in ambiente.



Federico, sei giovane ma ami arrampicare sulle vie classiche aperte anni fa e con poche ripetizioni. Perché?

 

Le vie classiche, quelle di una volta, sono oggi poco frequentate, perché per raggiungerle spesso è necessario camminare molto tempo, per arrivare ai chiodi i metri da percorrere sono parecchi…


Oggi sono molte le persone che preferiscono puntare alla prestazione, aumentare il proprio grado anche in via, oltre che in falesia. Chi arrampica vie classiche lo fa per il piacere di raggiungere la vetta, godersi un panorama fantastico e magari mettere alla prova non solo il fisico e la mente, ma anche l’anima. La montagna ti coinvolge, ti conquista, e lo fa soprattutto in questo tipo di vie.


Ci sono elementi nelle vie classiche che non trovi in falesia o nelle palestre artificiali, e sono particolari che impari con l’esperienza: sentire la roccia, conoscere le prese e gli appoggi, usare la testa e controllare la paura, dimenticare la comodità di spit vicini e abituarsi a chiodi vecchi, che magari devono sostenerti in passaggi fondamentali.



Qual è una delle vie dove più ti sei divertito?

 

Una via alpinistica sul Monte Brento che si chiama “l’aspettativa dei mondi superiori”: la roccia è bella, ci sono tiri anche di 50 e 60 metri, ha un dislivello di 700 metri e la difficoltà è VI+.

 

 

Questo non possiamo non chiedertelo: quali scarpette usi e perché?


Io mi trovo molto bene con SCARPA, oltre alle scarpette di Wild Climb con i lacci. Entrambe si adattano bene al piede e sono per me il compromesso migliore tra comodità e precisione.



Alberto, a tuo parere quali sono le vie più difficili?

 

Spesso le vie più pericolose sono quelle più facili: chi non è abituato ad arrampicare se ne accorge subito. In queste trovi molte cenge, ad esempio, e quando le superi hai così tanta paura di caderci sopra che vie di quarto o quinto appaiono come più difficili. La maggior parte dei nuovi alpinisti arrampicatori preferiscono vie in placca o strapiombi, magari caratterizzate da gradi alti, ma protette bene, con spit vicini.


Per arrampicare in montagna non bisogna passare direttamente dalla palestra o dalla falesia alle vie tradizionali. In ambiente devi imparare a leggere la via, prevedere e affrontare condizioni meteorologiche avverse, conoscere le manovre. Anche saper posizionare un chiodo e calarsi è fondamentale, per questo al CAI facciamo dei corsi specifici.


Per intraprendere l’esperienza dell’arrampicata su vie alpinistiche è anche importante fare escursioni, leggere i sentieri, conoscere la roccia e raggiungere ambienti poco esplorati attraverso le ferrate.



Cosa si prova lassù?

 

Quando ti trovi su una parete di alta montagna hai a che fare con te stesso e l’ambiente, le sensazioni variano dalla paura all’estrema soddisfazione. Ogni salita ti insegna qualcosa e ti arricchisce. L’obiettivo di arrampicare su vie alpinistiche è raggiungere la vetta, ma ciò che è essenziale è arrampicare sempre con testa e senza dare mai nulla per scontato: la montagna è imprevedibile.



Continua…



16 settembre 2020